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INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO


L’interesse verso l’inquinamento elettromagnetico ha assunto negli ultimi anni un’importanza crescente a causa dei possibili effetti sulla salute derivanti dalla permanenza prolungata in prossimità di elettrodotti, di emittenti radiotelevisive e di antenne per la telefonia mobile. Il fenomeno comunemente definito "inquinamento elettromagnetico" è legato alla generazione di campi elettromagnetici (EM) artificiali, cioè non attribuibili al naturale fondo terrestre o ad eventi naturali, ma prodotti da impianti ed apparecchiature elettriche. Particolare importanza riveste, l’inquinamento "indoor" - quello che si manifesta negli ambienti confinati, grazie alla crescita tecnologica e al conseguente aumento delle apparecchiature in uso anche all’interno delle proprie mura domestiche.

Nel mondo industrializzato, infatti, oltre il 90% della popolazione vive in città, e passa la maggior parte del tempo in un ambiente chiuso. L’inquinamento indoor è quindi oggi un fenomeno di grande interesse per la collettività.

Le onde di un campo elettromagnetico, essendo generate da oscillazioni delle cariche elettriche, generano delle perturbazioni che vengono percepite da un altro corpo sottoforma di forze. Sono proprio tali forze che, alterando gli equilibri biomolecolari, possono provocare disturbi e malesseri di varia natura.
Ai fini dei danni provocati, una caratteristica fondamentale delle onde, oltre alla loro intensità, è la frequenza, ovvero il numero di oscillazioni compiute in un secondo.

Frequenze tipiche presenti in ambiente domestico sono: le basse frequenze (linea elettrica, lampadine, elettrodomestici tradizionali: forno, lavatrice, frigorifero, ..), le radiofrequenze (televisore, radio, apparecchi ricetrasmittenti...) le microonde (forno a microonde, cellulare, satellitare, ...). Raramente si assiste alla presenza di campi statici, quando l’abitazione non adeguatamente protetta viene colpita da un fulmine.

In linea di principio, più è alta la frequenza del campo elettromagnetico più elevati sono i danni potenziali. E’ pur vero che spesso al crescere della frequenza si riscontra una riduzione dell’intensità, e questo invalida ogni conclusione affrettata.

La maggior parte degli effetti nocivi possono essere spiegati come risposta ad un riscaldamento indotto, che a sua volta dà luogo ad un aumento della temperatura dei tessuti superiore a 1 °C.
Il riscaldamento indotto nei tessuti corporei può provocare varie risposte fisiologiche e risposte legate alla termoregolazione, quali la ridotta capacità di svolgere attività mentali o fisiche, emicranie, stati d’ansia ed aritmie apparentemente ingiustificate.
Il riscaldamento indotto, ad elevati livelli, può influenzare lo sviluppo fetale così come la fertilità maschile e portare all'induzione di opacità oculari (cataratta).
Durante le ore di riposo, inoltre, le statistiche riferiscono di frequenti problemi di insonnia tenace e nervosismo.

Molti studi epidemiologici sull'uomo hanno considerato possibili connessioni tra l'esposizione a campi EM ed un aumento del rischio di tumore. Ma, al momento attuale questi studi non forniscono un'informazione sufficiente per un'appropriata valutazione del rischio di cancro nell'uomo, perché i loro risultati sono incoerenti.
Altri studi hanno suggerito che i campi EM modifichino il tasso di proliferazione delle cellule, alterino l'attività enzimatica, o agiscano sui geni del DNA delle cellule. Tuttavia, questi effetti non sono ben accertati e le loro implicazioni per la salute umana non sono comprese abbastanza bene da poter fornire una base scientifica per limitazioni dell'esposizione umana.

E' importante sottolineare che la maggior parte degli studi condotti hanno evidenziato problemi alla salute solo in presenza di campi EM con elevata intensità, cioè in condizioni di esposizione che generalmente non si riscontrano nella vita quotidiana, ma che sono riconducibili a situazioni molto particolari nelle quali coesistono più fonti inquinanti.

Di tutt’altra natura è invece l’effetto dovuto all’influenza esercitata dai campi EM su altri dispositivi elettronici nelle vicinanze.
E’ questo il caso dei cellulari che, in rari casi, possono provocare interferenze anche in certi apparati medicali, come i pacemaker cardiaci e gli apparecchi acustici.

Tirando le somme, sotto il profilo sanitario il quadro che ne emerge è ancora sfuocato e non consente quindi di individuare relazioni causa-effetto certe ma al contempo, e forse proprio per questo, si delinea sempre più la necessità di muoversi con cautela e dotarsi di approcci ed atteggiamenti prudenziali nei confronti delle variegate tecnologie che "ci portiamo a casa"!

Dal punto di vista della Normativa, per assicurare che i dispositivi e le apparecchiature elettriche siano sicure, e che il loro uso non interferisca con altri apparati, ormai da vari anni vengono adottate norme internazionali. Limiti di esposizione a campi EM sono stati stabiliti dalla Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP), un'organizzazione non governativa formalmente riconosciuta dall'OMS. Le linee guida dell'ICNIRP sono state sviluppate dopo revisioni critiche dell'intera letteratura scientifica accreditata. Le normative sono basate su una valutazione di quegli effetti biologici le cui conseguenze per la salute siano state dimostrate.

I limiti individuati per i campi EM sono generalmente molto superiori ai livelli che si incontrano negli ambienti di vita.

Va comunque precisato che tali norme e leggi regolamentano l’inquinamento EM in generale, senza soffermarsi specificatamente sulle fonti indoor, anche perché come visto, mancano a tutt’oggi rilevazioni statistiche e basi scientifiche sufficienti a convalidare le seppur reali evidenze riscontrate. E’ questa una lacuna che ci si aspetta venga quanto prima colmata e per la quale i maggiori centri di ricerca e le associazioni di categoria a carattere sociale ed ambientaliste da tempo si battono.